giovedì 19 febbraio 2009

In Italia il potere economico fa la differenza anche in Tribunale.

La nuova sentenza della Corte di Cassazione che cambia completamente quanto stabilito sinora riguardo le spese di spedizione delle bollette telefoniche proprio non mi va giù.
Potrei fregarmene della questione in quanto la bolletta telefonica non mi riguarda più da un bel pezzo (2000). Però ritengo utile diffondere la notizia.
Infatti, la Corte di cassazione dopo una lunga querelle tra consumatori e Telecom circa l’addebito delle spese di spedizione delle bollette dopo varie sentenze dei giudici di merito a favore del cittadino è giunta ad una interpretazione diversa della legge. E cioè a favore di Telecom.
All'origine dei contrasti vi era l'interpretazione di una norma secondo me molto chiara secondo la quale "le spese di emissione della fattura e dei conseguenti adempimenti e formalità non possono formare oggetto di addebito a qualsiasi titolo".
Sulla base di tale norma i consumatori avevano sempre contestato l'addebito in fattura delle spese di spedizione.
Ebbene la Corte dopo varie sentenze positive ora ha stabilito che deve essere l'utente a pagare.
Invero i Giudici hanno stabilito che "le spese postali di spedizione delle fatture sono da addebitare agli utenti del servizio telefonico" e ciò perché una cosa sono le “spese di emissione” e le “formalità” altra cosa sono i “costi di spedizione postale” del documento.
Io da ignorante in materia mi chiedo: ma nelle “formalità” non rientra logicamente anche la spedizione della fattura? Come al solito si trova sempre il modo quando si vuole di aggirare le leggi.
Secondo la Corte "non rientrano nelle spese di emissione o nelle spese relative ad adempimenti e formalità conseguenti all'emissione della fattura stessa". Ed ancora, quando si parla di spese di emissione si devono intendere "gli oneri relativi all'elaborazione e alla stampa del documento".
Sentenza questa che non condivido assolutamente perché va a discapito degli utenti.
Siamo proprio in Italia. Si non ho dubbi.
Forse la Corte di cassazione non è al corrente che alcune aziende che offrono simili servizi non consentono all’utente di ricevere la fattura on line se non previo accredito della bolletta in banca!
A nulla rileva secondo me la precisazione della Corte di cassazione che le spese pagate dal cliente sono esattamente pari al costo sostenuto da Telecom Italia e pagato a Poste Italiane per inviare la bolletta al domicilio del cliente.
Ma se io cittadino le voglio evitare queste spese?
Se chiedo l’invio della bolletta on line senza obbligo di accredito in banca perché ciò non deve essere consentito?

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